13/11/2011
Sulla prosa di Napoli le ali della poesia: Salvatore Di Giacomo, lirico eccellente
di Matilde Maisto
E’ di sabato 12 novembre u.s. l’ultimo incontro di “Librando”, evento organizzato dal Presidente dell’Associazione Culturale Tre Grazie, Mattia Parente, presso l’Oratorio dell’Annunziata di Grazzanise.
Tema dell’appuntamento la poesia e più esattamente: “Sulla prosa di Napoli le ali della poesia, Salvatore Di Giacomo, lirico eccellente”.
Lettore d’eccezione delle splendide poesie del poeta è stato il professore Raffaele Raimondo, che, dopo aver salutato gli ospiti e dedicato la serata a Peppe e Pino, due amici conosciuti da tutti, si è dimostrato un vero istrione nella recitazione. Egli, ancora una volta, con la sua eccellente mimica ha dimostrato che la genialità è in lui, che la teatralità scorre dentro di sé, facendo brillare le poesie stesse, già bellissime, del fuoco sacro acceso nel suo cuore. E’ un vero istrione, quindi, a cui è molto difficile rubare la scena, infatti egli è riuscito ad incantare la platea degli ascoltatori che sono rimasti in religioso silenzio per circa un paio d’ore.
Ritornando al poeta, cerchiamo di dargli una connotazione storica e temporale ricordando che Salvatore di Giacomo nasce a Napoli 12 Marzo 1860. Avviatosi a seguire la professione del padre, lascia dopo pochi esami gli studi di medicina, scoprendo la propria vocazione poetica e letteraria. Ben presto comincia a collaborare con riviste e giornali, pubblicando articoli e novelle. Nel 1893 diviene bibliotecaro, ricoprendo negli anni seguenti tale funzione in varie biblioteche e istituzioni culturali di Napoli. Nel 1929 è nominato Accademico d’Italia. Muore a Napoli, il 5 Aprile 1934.
Autore di novelle, poesie, testi di canzone, Di Giacomo rappresenta una delle più intense voci poetiche di Napoli e dell’Italia di fine Ottocento e senza dubbio una delle più alte espressioni raggiunte dalla lingua napoletana. Alcune delle sue poesie, musicate da compositori dell’epoca, sono oggi capolavori indiscussi della canzone napoletana come Marechiaro, Era de maggio, Carulì, Palomma 'e notte.
Salvatore Di Giacomo, straordinaria voce poetica di Napoli: «Ncopp’a lu mare passano, cantanno
d’ammore e gelusia, li rondinelle quando a n’ato paese se ne vanno» (da Fronna D’Aruta.)
Nel corso della serata sono state recitate le seguenti poesie:
- Da ‘O MUNASTERIO: Chiove…tutto na vota; Stanotte all’una e mezza; Avummaria!...Chiagnenno…adennucch; Quanno more io vogl’esse accumpagn; Comme sta frà Salvatore?; Fartiè, scavate ‘o fuoco ‘int ‘o ciardino.
- Da ZI’ MUNACELLA: Nu poco doppo ‘o fatto ‘e Masaniell; Salve Regina! Armuniosa e bella…; Ah, sfortunata, sfortunata a te!...;
- Da ‘O FUNNECO VERDE: ‘A fattura; ‘A suooresa ‘o jiuoco piccolo; ‘O ‘interesse:
- Da VOCE LUNTANE: ‘O vico d’ ‘e suspire; Donn’Amalia ‘a Speranzella; ‘O vico d’ ‘e Scuppettiere.
- Da ARIETTE E SUNETTE: Comme va?...; Piannefforte ‘e notte; Buono Natale.
- Da ARIETTE E CANZONE NOVE: Mammema dice…
- Da VIERZE NUOVE: Lassammo fa’ Dio
La recitazione delle bellissime poesie è stata accompagnata da un dolcissimo sottofondo musicale: Era de Maggio; Ave Maria; Popolo po’; Preludio; S. Lucia lunt; Anema e Core; Notturno; Tu scendi…; Spartacus; Adagio g-moll; Morricone, nonché da slides raffiguranti una foto di Di Giacomo, Notturna luce, Ave Maria, Monaco Sant, Rivolta a Napoli, Duomo, Fogliame, Ficus gigante, rose rosse, plenilunio, tramonto, natività, auaria, Piazza Dante, fuochi, la quiete.
Possiamo concludere, precisando che si è trattato di un evento molto bene organizzato per il quale facciamo i più vivi complimenti al Presidente Parente, nonché a tutti i componenti dell’Associazione Culturale “Tre Grazie”
16:15
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21/03/2011
Il gruppo Librando, della Tre Grazie, si è occupato di Alda Merini
Grazzanise - Sabato 19 marzo 2011 ha avuto luogo presso la saletta dell’Oratorio dell’Annunciata il secondo degli appuntamenti letterari previsti dal programma di attività di quest’anno della Associazione Tre Grazie.
Al centro dell’incontro la poetessa Alda Merini, nell’anniversario della nascita (21 marzo 1931- 1 novembre 2009). Ne ha parlato la prof. Clea de Francesco, cultrice di arte e poesia, autrice di liriche e di recensioni pittoriche riportate nell’Enciclopedia Mondiale degli Artisti, nonché presidente del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa delle Acli Art di S. Maria C.V., la quale ha tracciato un appassionante quadro biografico ed artistico della poetessa considerata la più grande in Italia nel periodo contemporaneo.
La vita di Alda Merini si è svolta all’insegna della sofferenza a causa di una lunga malattia che l’ha portata anche ad essere internata in case di cura, ma nello stesso tempo non è stata priva di gioia di vivere, di amicizie e di estimatori.
La sua vasta produzione poetica, iniziata precocemente, ha subito attirato le attenzioni di critici ed esperti che ne hanno intuito il grande potenziale. Nella sua prolusione la prof. De Francesco ha fatto spesso ricorso alla lettura di componimenti della poetessa. Ne è risultata una presentazione appassionata e interessante oltre che ricca di spunti come merita la complessa personalità della Merini, il cui esame, ovviamente, non può essere esaurito nel breve tempo di un incontro.
L’occasione è servita a stimolare a un approfondimento della figura della poetessa milanese e soprattutto a una lettura diretta delle sue opere.
Ha introdotto il Coordinatore dell’Associazione, Mattia Parente.
frates
12:22
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13/01/2010
"Sull'aipod danzano le dita"
Ora che il compito ritorna in classe
dopo lo scempio di una penna impietosa,
rossa come gli occhi di satana,
dopo che il docente ha calpestato
i tuoi semi opachi,
il frutto del tumulto
di sangue e di pizzini,
il tre in latino ti avvicina all’abisso
e lì intravedi
i cadaveri della tua indolenza,
la tua nudità, mentre indifferenti
sull’aipod danzano le dita.
da La cenere in bocca (LietoColle, 2009)
Questa mia poesia, di 12 versi in una sola gittata strofica, risulta complessa e complicata e descrive l’indifferenza dell’alunno della società contemporanea dopo un insuccesso, dopo un inizio di fallimento, forse.
Il compito di Latino non è andato bene, è pieno di erroracci segnati dal rosso fuoco della penna del docente, che è visto come satana, cioè come il Male per antonomasia. Già questa iniziale comparazione la dice lunga sul come gli insegnanti sono spesso percepiti: portatori di malessere, di disgrazie, perché sono rimasti gli unici a porre limitazioni ad una educazione, si fa per dire, senza più privazioni, ma sempre più segnata dall’edonismo e dalla subalternità colpevole dei distratti e distolti genitori.
La similitudine della penna con gli occhi di satana è un’immagine insolita e originale perché richiede uno sforzo da parte del lettore nel concentrarsi sulla punta della penna rossa: una penna che lascia il marchio sul foglio e sicuramente sull’anima dello studente. Ad un livello più profondo pare che il poeta voglia mettere in guardia gli insegnanti stessi da un uso eccessivo della penna rossa per i risvolti che questa ha nella formazione dei pilastri della personalità, fino a diventare un totem e un tabù insieme.
La parte centrale della poesia induce a credere che lo studente abbia lavorato moltissimo sulla traduzione e vi abbia infuso sangue e passione: ‘il frutto del tumulto/di sangue’ (vv 6 - 7). Ma l’allocuzione successiva ‘e di pizzini’ smonta e distrugge l’idea dell’arduo impegno e cede il campo all’idea di disimpegno, di furbizia con il ricorso alla copia da foglietti scritti in precedenza e nascosti nei luoghi più impensabili. Qui i pezzetti di carta sono diventati ‘pizzini’ al fine di convogliare deliberatamente il senso dell’immoralità, dell’imbroglio della copiatura.
Questi pizzini sono il simbolo di una mentalità tutta italiota della truffa, della mistificazione e dell’apparenza. Non importa a nessuno, né allo studente, né alla famiglia, né alla scuola e nemmeno alla società che si copi un compito, un’idea, un progetto:tanto siamo nell’era del ‘copia e incolla’ elettronico. Non conta il sapere o il saper essere, conta sapere imbrogliare. Ma in questa truffa all’intelligenza e allo spirito creativo è un danno che paghiamo tutti, l’intera comunità nazionale, perché è un furto alla fiamma della creatività, tant’è che da subito lo studente ne paga le conseguenze nefaste e si vede già cadavere, mentre una parte di questo zombi, le dita, autonomamente e meccanicamente continuano a muoversi su un nuovo aggeggio infernale l’ipod, prodotto dalla rivoluzione di Silicon Valley.
A ben rileggere la poesia, si ha la sensazione di un quadro quasi surreale generato dal meccanismo immaginifico, con la costruzione binaria della strofa, che avanza a duplice locuzione e duplice immagine. In questo andamento il lettore può avvertire un senso di spiazzamento continuo, perché mentre si dispone ad accogliere un’immagine, subito dopo è disorientato dall’altra che subentra dal tenore opposto. In più la scomparsa dell’io e la presenza di un indefinito tu completa il processo di spaesamento, proiettando il lettore in un territorio sconosciuto del sapere, che non è verificabile lungo l’asse del ragionamento logico, ma solamente percepibile sul piano delle viscere e delle impressioni.
Prof. Giuseppe Rotoli
19:43
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01/11/2009
E' morta Alda Merini, poetessa
A 78 anni è morta oggi, 1 novembre 2009, Alda Merini, considerata una delle più grandi poetesse del '900. Abbastanza nota anche al grande pubblico essendo apparsa più volte in Tv, non aveva remore a parlare della sua vita travagliata. La poesia sgorgava dal suo cuore fresca e naturale come acqua di fonte. E' vissuta fino alla fine nell'indigenza più per scelta che per necessità. Per ricordarla scegliamo, tra le tantissime poesie da lei composte, quella dedicata
AI GIOVANI
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.
21:00
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17/10/2009
A Pignataro M. è di scena la poesia
Pignata
ro M. - Il gruppo “IMAGISTI, lettori di poesia” di Pignataro Maggiore, organizza per Sabato 24 ottobre 2009 – ore 19,30 il reading poetico:
Vegliare nelle aule della vita.
La poesia di Giuseppe Rotoli
L’evento offre l’occasione di presentare l’ultima raccolta del poeta:
La cenere in bocca (LietoColle, 2009)
Con l’autore ne parlerà Giovanni Nacca
Letture di Katia Mercone
Intermezzi con suggestioni beatlesiane
Ideazione: Giovanni Nacca
Presenze in scena: Dario, Giorgio, Ilaria, Miriam
Tecnici e collaboratori: Masino Bovenzi, Marco Scialdone, Elisabetta Rotoli
L'evento si terrà nella Sala concerti dell’Associazione “Amici della Musica”
Palazzo Vescovile – Pignataro Maggiore (Ce)
cs
22:54
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10/10/2009
"La poesia nella società liquida di oggi". conversazione del prof. G. Rotoli
Incontro letterario organizzato dalla Associazione Tre Grazie
Grazzanise - Nell’aula magna della Scuola Media ha avuto luogo, sabato 3 ottobre 2009, la prevista conferenza del prof. Giuseppe Rotoli su ”La poesia nella società liquida di oggi”, organizzata dall’Associazione Culturale Tre Grazie, guidata dal prof. Michele Petrella.
Il relatore, ormai di casa nell’ambiente culturale di Grazzanise, ha intrattenuto i presenti con una dotta, profonda conversazione su un tema per palati fini, soprattutto in questo momento storico in cui la poesia sembra l’ultima delle preoccupazioni delle persone.
Già l’espressione società liquida suonava strana ma il prof. Rotoli l’ha spiegata da par suo ricorrendo all’aiuto del sociologo britannico di origini polacche Zygmunt Baumann. “I vecchi valori (etica e morale) che erano i pilastri della società si sono liquefatti. Sono diventati talmente liquidi che ognuno vi si cala dentro secondo le proprie esigenze. Allora si verifica la corsa all’edonismo, al consumismo a cui tutti vogliono partecipare per non sentirsi esclusi, per sentirsi come gli altri”.
Di questa nuova società i cinquantenni e oltre non hanno la percezione perché sono legati alle vecchie concezioni. Al contrario i giovani, seppure in modo problematico e non sempre consapevole, sono portatori di nuove esigenze come ad esempio la religiosità.

Un altro importante studioso di problemi sociali è, per Rotoli, il sociologo francese Michel Maffesoli il quale afferma che la società attuale è caratterizzata dal privatismo, una società più istintiva, più viscerale. “Noi – dice Rotoli – siamo stati educati dalla società del padre, secondo la direzione alto-basso, le ultime generazioni, invece, sono educate secondo la legge dei fratelli, l’uno copia, emula l’altro. Si è perso il criterio dell’autorità a vantaggio del criterio del piacere”.
Naturalmente non è del tutto definito e consapevole questo nuovo mondo, è ancora un processo “magmatico”. All’interno di questo magma si pone la poesia. E qui Rotoli, che è un esperto di letteratura inglese, fa un raffronto tra la poesia anglosassone e quella italiana. La prima si muove in un mondo più concreto rispetto alla seconda. “In Italia la poesia ancorata al concreto si è fermata a Giovanni Pascoli, con l’eccezione di Mario Luzi”.
Vero è che oggi vi sono diversi poeti che hanno compreso che “non c’è futuro per chi si piange addosso anche se la poesia soffre da noi di una marcata marginalità” perché la fruizione da parte del pubblico è modesta. Un poeta affermato, secondo Rotoli, non vende più di un migliaio di copie, mentre ci sono esempi di giovanissimi poeti inglesi che vendono oltre ventimila copie.
C’è, però, secondo l’illustre oratore, “un rinascimento della poesia, grazie alla rete dove si possono leggere una miriade di poeti”. Molta poesia, in verità, è scadente, mentre il vero verso è una “ferita sul corpo del poeta”. Comunque accanto a tanti pennivendoli ci sono molti validi poeti che grazie alla rete possono entrare dappertutto.
In questo panorama si inserisce anche l’ultima raccolta del prof. Rotoli dal titolo “La cenere in bocca”. La cenere come prodotto di un incendio interiore ma anche come fertilizzante di nuova vita. Una raccolta che si incardina su tre sezioni: la Scuola (con solo “due o tre poesie positive”, precisa l’autore), le Terre, i Semi. Un libro molto sofferto, venuto dopo dieci anni di studio intenso, ma che “mi ha dato molte soddisfazioni”.
E del libro di Rotoli ha parlato il prof. Antimo Giacinto Petrella che lo ha definito un ”poema scolastico” in quanto “partendo da piccole cose e incombenze proprie del mondo della scuola tira fuori oltre a un estro nutrito di umori particolari, un animo pedagogico”. Quasi sempre il nucleo dei componimenti, ha affermato Petrella, è dato da un fatto contingente.
La via espressiva cercata dal poeta, secondo il presentatore, è originale e moderna in quanto “evita i ragionamenti finemente discorsivi per restare su un piano evocativo utilizzando un linguaggio non semplice e ricco di metafore. Si spiega così la mancanza dei titoli nella maggior parte delle liriche, una versificazione rotta, spezzettata, frammentata, versi di varia lunghezza, enjambement, sintassi stringata, punteggiatura frequente, metafore e analogie”.
Quando il poeta si cala negli affetti umani o familiari - è la conclusione - ottiene risultati più autentici, più puri. In questo tipo di liriche “cade il tono aspro e gridato e affiora l’elegia”.
E’ seguita qualche domanda dal pubblico a cui Rotoli ha replicato con la consueta efficacia: “tutti diciamo delle cose ovvie, siamo trasmettitori di banalità, tutt’al più siamo degli informatori. La scuola non è più il luogo dell’arricchimento spirituale. Ma oltre alla scuola anche la famiglia è in questa condizione. E’ grave però che ciò accada in un luogo deputato non a trasmettere l’ovvietà. Abbiamo distrutto l’uomo contemporaneo con guanti di velluto”.
Infine una esortazione: “La poesia va letta con lentezza. Se avete fretta e leggete poesia fate un torto a voi e alla poesia”.
Hanno collaborato all’incontro letterario con la lettura di alcune liriche le studentesse Laura Montesano e Maddalena Petrella.
frates
09:30
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