14/02/2010

Prossime iniziative

Giovedì 18 febbraio ore 18, presso la Scuola media 'F. Gravante'

presentazione del libro

"Delle arti e dei Mestieri"

di Alfredo Gentile

°°°

Sabato 20 febbraio ore 17,30 in prima e ore 18,00 in seconda convocazione

Assemblea generale dei Soci

all'odg: Rendiconto cassa

Bozza attività anno 2010

Varie ed eventuali

Seguirà una ... Serata in compagnia presso un noto locale (prenotarsi entro il 18.2.2010)

°°°

1-2 Maggio

Gita in preparazione per Todi - Perugia - Assisi - Spello

Prenotarsi entro il 20.3.2010

°°°

14:56 Scritto da: ezzel (Webmaster) in News | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: iniziative, attività, eventi | OKNOtizie |  Facebook

13/01/2010

"Sull'aipod danzano le dita"

Ora che il compito ritorna in classe
dopo lo scempio di una penna impietosa,
rossa come gli occhi di satana,
dopo che il docente ha calpestato
i tuoi semi opachi,
il frutto del tumulto
di sangue e di pizzini,
il tre in latino ti avvicina all’abisso
e lì intravedi
i cadaveri della tua indolenza,
la tua nudità, mentre indifferenti
sull’aipod danzano le dita.

da La cenere in bocca (LietoColle, 2009)

Questa mia poesia, di 12 versi in una sola gittata strofica, risulta complessa e complicata e descrive l’indifferenza dell’alunno della società contemporanea dopo un insuccesso, dopo un inizio di fallimento, forse.
Il compito di Latino non è andato bene, è pieno di erroracci segnati dal rosso fuoco della penna del docente, che è visto come satana, cioè come il Male per antonomasia. Già questa iniziale comparazione la dice lunga sul come gli insegnanti sono spesso percepiti: portatori di malessere, di disgrazie, perché sono rimasti gli unici a porre limitazioni ad una educazione, si fa per dire, senza più privazioni, ma sempre più segnata dall’edonismo e dalla subalternità colpevole dei distratti e distolti genitori.
La similitudine della penna con gli occhi di satana è un’immagine insolita e originale perché richiede uno sforzo da parte del lettore nel concentrarsi sulla punta della penna rossa: una penna che lascia il marchio sul foglio e sicuramente sull’anima dello studente. Ad un livello più profondo pare che il poeta voglia mettere in guardia gli insegnanti stessi da un uso eccessivo della penna rossa per i risvolti che questa ha nella formazione dei pilastri della personalità, fino a diventare un totem e un tabù insieme.

La parte centrale della poesia induce a credere che lo studente abbia lavorato moltissimo sulla traduzione e vi abbia infuso sangue e passione: ‘il frutto del tumulto/di sangue’ (vv 6 - 7). Ma l’allocuzione successiva ‘e di pizzini’ smonta e distrugge l’idea dell’arduo impegno e cede il campo all’idea di disimpegno, di furbizia con il ricorso alla copia da foglietti scritti in precedenza e nascosti nei luoghi più impensabili. Qui i pezzetti di carta sono diventati ‘pizzini’ al fine di convogliare deliberatamente il senso dell’immoralità, dell’imbroglio della copiatura.
Questi pizzini sono il simbolo di una mentalità tutta italiota della truffa, della mistificazione e dell’apparenza. Non importa a nessuno, né allo studente, né alla famiglia, né alla scuola e nemmeno alla società che si copi un compito, un’idea, un progetto:tanto siamo nell’era del ‘copia e incolla’ elettronico. Non conta il sapere o il saper essere, conta sapere imbrogliare. Ma in questa truffa all’intelligenza e allo spirito creativo è un danno che paghiamo tutti, l’intera comunità nazionale, perché è un furto alla fiamma della creatività, tant’è che da subito lo studente ne paga le conseguenze nefaste e si vede già cadavere, mentre una parte di questo zombi, le dita, autonomamente e meccanicamente continuano a muoversi su un nuovo aggeggio infernale l’ipod, prodotto dalla rivoluzione di Silicon Valley.

A ben rileggere la poesia, si ha la sensazione di un quadro quasi surreale generato dal meccanismo immaginifico, con la costruzione binaria della strofa, che avanza a duplice locuzione e duplice immagine. In questo andamento il lettore può avvertire un senso di spiazzamento continuo, perché mentre si dispone ad accogliere un’immagine, subito dopo è disorientato dall’altra che subentra dal tenore opposto. In più la scomparsa dell’io e la presenza di un indefinito tu completa il processo di spaesamento, proiettando il lettore in un territorio sconosciuto del sapere, che non è verificabile lungo l’asse del ragionamento logico, ma solamente percepibile sul piano delle viscere e delle impressioni.

Prof. Giuseppe Rotoli

19:43 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, rotoli giuseppe, scuola | OKNOtizie |  Facebook

07/01/2010

L'associazione Tre Grazie è indipendente rispetto alla politica

Pubblichiamo il testo della lettera che il Coordinatore dell'Associazione ha inviato al sito Primapaginaitaliana come risposta ai rilievi avanzati nei giorni scorsi da un corrispondente che si è firmato con lo pseudonimo di Pasquino

In riferimento alla lettera del 31/12/09 dal titolo: TRE GRAZIE "IMPASTOIATA" DALLA POLITICA, a nome di un fantomatico "Pasquino", quale coordinatore dell'Associazione Culturale Tre Grazie sono costretto, mio malgrado, a rispondere alle numerose e ripetitive domande, pur non avendo alcuna simpatia per coloro che non hanno il coraggio di presentarsi. Lo faccio per salvaguardare l'operato del Coordinamento che, insieme a me, ha operato in questi due anni, poiché è questo il periodo criticato dallo scrivente.

- L'A.C.T.G non è assolutamente "impastoiata" dalla politica, è stata ed è libera e indipendente; nel corso dei suoi diciotto anni di vita ha avuto cinque coordinatori, anzi quattro, perché io sono un "ripescato" dopo sette o otto anni durante i quali sono stato un semplice iscritto, quindi quando lei afferma che nel passato è stata "guidata per anni da coordinamenti capaci e creativi, ricca di idee e iniziative" salva anche il mio precedente coordinamento, quello che condanna sono gli ultimi due anni. Niente male, non si può essere d'accordo su tutto e sempre.

- Lo scopo per cui è nata l'A.C.T.G non era quello di "divertirsi" e divertire perché la cultura e l' organizzazione di attività comporta fatica, tempo, sacrificio, non divertimento; le opportunità sono state comunque create.

- Mi fa piacere che fino a due anni fa i coordinamenti sono stati "ben guidati e rappresentati da coordinatori attenti e capaci . assumendo un profilo operativo che non deve dare adito a qualsivoglia interpretazioni politiche". Se avere la collaborazione o il patrocinio dell'amministrazione comunale per alcune attività dà adito a interpretazioni politiche, allora sempre l'A.C.T.G è stata "impastoiata" dalla politica perché anche nel passato e con i precedenti coordinatori e con le passate amministrazioni alcune manifestazioni sono state sponsorizzate, questo non vuole dire che l'A.C.T.G. sia stata strumentalizzata dalla politica, allora come adesso.

- Perché nel 2008 "si sono dimessi ben quattro consiglieri". Lo deve chiedere a loro. Io so che in seguito alle dimissioni, largamente motivate di un consigliere, sono seguite a catena quelle di altri tre. Il coordinatore non si è dimesso per motivi vari che non sto ad elencare, ma anche perché due o forse tre dei consiglieri dimissionari hanno affermato per iscritto che le loro dimissioni non erano dovute a sfiducia nei confronti del suo operato; pertanto, così come recita lo statuto, i dimissionari sono stati sostituiti dai primi soci non eletti che, all'unanimità, hanno espresso la fiducia al coordinatore.

- Non so perché la filodrammatica ha deciso di non continuare un' attività già iniziata. Mi è stato detto che per il 2010 non sarebbe stata realizzata alcuna commedia per sopraggiunti impegni lavorativi e familiari di alcune colonne portanti delle filodrammatica; del resto una interruzione dell'attività teatrale si era già verificata qualche anno fa e nessuno aveva posto tanti perché addebitando la colpa al coordinatore.

- Le attività svolte in questi due anni sono state poche e non "qualitative". I soci, anche nel passato hanno poco frequentato le varie attività escluse le commedie e, in parte, i concerti; ma le attività di un'associazione culturale non possono limitarsi solo alle commedie, che pure sono un' attività importante e coinvolgente, se interessano solo le commedie fondiamo un'associazione teatrale.

- Il numero delle attività in questi due anni è stato più o meno uguale a quello degli anni precedenti, non ho mai fatto il confronto nè mi interessa farlo.

- Sulla qualità delle attività mi consenta di dissentire fortemente. Fermo restando che quello che si fa si può e si deve fare meglio, l'A.C.T.G in questi ultimi due anni oltre agli incontri letterari, ha portato avanti attività socio/culturali molto seguite che hanno avuto varie fasi e un tempo anche lungo e che hanno coinvolto oltre all'A.C.T.G, che era la promotrice, vari Enti ( Scuola, Amministrazione Comunale, Prefettura, Provveditorato agli studi, Magistratura). Mi riferisco alle attività:

- Codice della strada - viabilità - autovelox, che ha avuto varie fasi durate circa tre mesi e che non sto qui a elencare;

- Mostra fotografica " Grazzanise a spasso nel tempo" con un'affluenza straordinaria di pubblico proveniente anche fuori da Grazzanise e durata circa 10 mesi dalla fase iniziale alla presentazione dell'opuscolo;

- 1948/2008 - 60 anni di Costituzione, con lavori e successiva premiazioni degli alunni vincitori di tutte le scuole presenti sul territorio, dalle primarie alle superiori;

-Monitoraggio fra gli studenti sulla diffusione dell'alcolismo giovanile ( in collaborazione con gli alunni della scuola media e dell'ITIS "G.Falco"

- Incontro / dibattito su "Cultura e Legalità;

- Incontro sul tema "i cristiani oggi tra convinzione e convenzioni.

Se questi temi per lei non sono qualitativi e non rispondono alla vita socio- culturale del nostro paese, mi dispiace, facciamo quello che possiamo. Non è vero che molti soci non hanno più rinnovato l'adesione; qualcuno è uscito e qualcuno è entrato, il numero è rimasto sostanzialmente quasi lo stesso. Sui soci che pur essendo stati eletti hanno rifiutato di far parte del Coordinamento non so che dire, lo chieda a loro. Dipende dal sistema elettorale che abbiamo adottato (tutti solo eleggibili) per cui può capitare che prenda voti anche chi non ha intenzione di far parte del direttivo. Anche nel passato alcuni eletti hanno rifiutato, io sono uno di questi e nessuno ha mai chiesto il motivo del rifiuto, a me come agli altri.

I motivi per i quali si è organizzato il Concerto di Natale nell'aula consiliare del comune (questo è il pomo della discordia e il vero motivo della sua lettera, mi pare di capire) li ho elencati prima del concerto, li ripeto:

- il tipo di concerto diverso dai precedenti con canti prevalentemente popolari non necessariamente liturgici;

- trovare un ambiente riscaldato per favorire l'esecuzione degli artisti e la partecipazione del pubblico;

- prima non avevamo una sala consiliare ampia, poiché è stato costruita con il contributo di tutti i cittadini è giusto sfruttarla. E' completamente fuori luogo poi la sua provocazione "tendenziosa" che la concessione della sala consiliare a quattro mesi dalle elezioni possa condizionare il mio voto o quello dei soci o quello dei cittadini. Assolutamente assurdo e pazzesco.

Mi scuso per la lunghezza della lettera ma ho cercato di dare risposte esaurienti perché le domande erano "mirate". Se questo "sedicente Pasquino" non condivide le nostre attività e non ha il coraggio di presentarsi può creare un'altra associazione, noi siamo disponibili a dialogare; io comunque non risponderò più a lettere non firmate, anzi sono molto sorpreso che un sito pubblichi lettere anonime o con pseudonimi. Se invece questo Pasquino è un socio il momento per muovere delle critiche è durante le assemblee, mi si deve almeno riconoscere che durante i coordinamenti da me presieduti sono state convocate due o tre assemblee ogni anno.

Grazie e buon anno

Michele Petrella Coordinatore A.C.T.G.

11:05 Scritto da: ezzel (Webmaster) in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: petrella m., pasquino, attività | OKNOtizie |  Facebook

29/12/2009

XVIII Concerto di Natale

Nella serata di oggi 29 Dicembre 2009 ha avuto luogo, nell'Aula Consiliare del Municipio, il XVIII Concerto di Natale organizzato dall'Associazione Culturale Tre Grazie con il supporto dell'Amministrazione Comunale. IMG_5398b2.JPG

Si è esibito, nell'esecuzione di motivi della tradizione popolare napoletana, il gruppo {Terramia}, composto da Giovanni Migliaccio (voce e chitarra), Pino Ruffo (voce e percussioni), Roberto Natullo (flauti) e Paolino Coppeto (mandolino).

Il gruppo, formatosi nel 1998 per la realizzazione di musiche tradizionali del Sud Italia, ha partecipato a vari festival di musica etnica e da alcuni anni avverte l'esigenza di ricercare nuovi suoni e nuove correnti musicali che fuse alla cultura partenopea contribuiscono a creare una miscela di passioni.

IMG_5390b2.JPGLa manifestazione è stata preceduta da una introduzione del Coordinatore della Tre Grazie, prof. Michele Petrella, che ha fatto un breve escursus delle attività svolte e ha rivolto gli auguri di rito alla cittadinanza, e dal saluto del Sindaco di Grazzanise, dott.Enrico Parente.

Dopo aver spiegato i motivi per i quali quest’anno il concerto si è tenuto nella nuova sede del Comune, il  prof. Petrella ha ringraziato il Sindaco dott. Enrico Parente e l’amministrazione comunale per aver messo a disposizione la struttura e la ditta Salvatore Parente per l’allestimento floreale. Ha poi continuato: “Un grazie sentito a tutti i relatori che con la loro partecipazione hanno reso possibile le nostre attività:

- al prof. Alfredo Troiano, esperto conoscitore della poesia dantesca, che l’anno scorso ha commentato per noi il canto VI del Purgatorio e quest’anno il canto XXVI dell’Inferno;

- al prof. Giuseppe Rotoli, diventato un punto di riferimento dei nostri incontri culturali: quest’anno ha tenuto un incontro letterario, introdotto dal socio Giacinto Petrella, sul tema: “La poesia nella società liquida di oggi”; ha inoltre, il professore Rotoli, introdotto l’incontro con il vescovo di Teano, mons. Arturo Aiello, sul tema “I cristiani oggi tra convinzione e convenzioni”;

- al dott. Raffaele Scirocco che ha avuto un importante incontro/dibattito con gli alunni di scuola media e dell’ITIS “G. Falco” sulla grave piaga della diffusione dell’alcolismo giovanile. Qualche anno fa aveva affrontato, su nostro invito, il problema della tossicodipendenza;

- al prof. Francesco Maria Giuliano, preside dell’Istituto Tecnico Industriale “G. Falco” e al giudice Giovanni D’Onofrio che si scusa per non essere presente stasera, ma ha avuto ieri un lutto in famiglia; il preside Giuliano e il giudice D’Onofrio hanno tenuto insieme l’incontro su “Cultura e Legalità”, il giudice D’Onofrio due anni fa aveva già partecipato a un altro nostro incontro sull’uso smodato e non sempre corretto degli autovelox, molti dei quali poi sono risultati illegali.

IMG_5393b2.JPGTutti i relatori meritano il nostro grazie sincero perché, oltre agli arricchimenti che ci hanno dato, sono venuti gratuitamente, senza neanche un euro per rimborso spese.

Grazie, grazie di cuore per la loro disponibilità.

A queste si aggiunge l’attività della filodrammatica dell’Associazione, che si è esibita quest’anno, oltre a Grazzanise, a Villa di Briano, nella sala teatro del 9° Stormo “F. Baracca” e a Mondragone.

Durante alcune rappresentazioni, insieme all’associazione “Cuore” di Mondragone, sono stati raccolti fondi che sono serviti per l’acquisto di una macchina per lo scongelamento delle cellule staminali, macchina che è stata donata all’ospedale Pascale di Napoli nel mese di giugno. Ringrazio il presidente, il dottor Saverio Zito per avermi voluto invitare a partecipare, quale coordinatore della TRE GRAZIE, alla consegna della macchina agli amministratori del Pascale. È stato per me un momento molto emozionante.

L’Associazione Cuore chiede stasera ancora la nostra disponibilità. Hanno bisogno di raccogliere fondi

 

23:48 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Eventi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: terramia, petrella m., parente e. | OKNOtizie |  Facebook

18/12/2009

XVIII Concerto di Natale, tutto pronto

Proseguono i preparativi per il Concerto di Natale di Martedì 29 Dicembre 2009 (ore 19,30), tradizionale incontro musicale organizzato dall'Associazione Tre Grazie fin dalla sua costituzione. Quest'anno, in occasione della XVIII edizione, l'evento si terrà per la prima volta nell'aula consiliare del Comune di Grazzanise, recentemente inaugurata.

Ed è la prima volta a Grazzanise anche per il Gruppo Popolare Terramia, gruppo di musica etnica formatosi nel 1998 dall’incontro di Giovanni Migliaccio con Gianni Urso suo grande collaboratore, e componente attivo fino al 2002.
Nel ’99 il gruppo realizza il suo primo lavoro discografico, con la realizzazione di musiche tradizionali del sud Italia, in cui traspare una forte passione e amore per le proprie radici culturali, nel 2000-2001 il gruppo partecipa a vari  festival di musica etnica, avendo anche riconoscimenti positivi dalla critica.
Nel 2002 il gruppo subisce una evoluzione dal punto di vista artistico, infatti nasce l’esigenza di ricercare nuovi suoni e nuove correnti musicali che fuse alla cultura partenopea contribuiscono a far di Terramia una miscela di passioni in cui si raccolgono frammenti di mondo che confluiscono in una sola parola : “Musica”,  …. linguaggio che unisce  tutti i popoli.
Attualmente il gruppo è formato da questo quartetto base, con spesso la collaborazione di musicisti esterni e ballerini nelle occasioni in cui è richiesto:
Giovanni Migliaccio: voce e chitarra
Pino Ruffo: voce e percussioni
Roberto Natullo: flauti
Paolino Coppeto: mandolino

Giovanni Migliaccio : autore e compositore, si occupa  in particolar modo di musica etnica, prestando interesse a tutte le forme folkloristiche internazionali dal flamenco, musica celtica, danze sud americane e lavora in varie compagnie teatrali, dove approfondisce la ricerca della tradizione del canto popolare.
Si è diplomato in chitarra classica al conservatorio di musica S.Pietro A Majella di Napoli,e come chitarrista cantante, ha tenuto concerti con il gruppo musicale “La Moresca” in Francia, Spagna, Croazia, Belgio,Malta, e diverse città italiane con all’attivo 4 dischi realizzati.
Inoltre ha collaborato in diversi eventi, con artisti di grande rilievo, tra cui Giovanni Mauriello, Peppe Barra, Marcello Colasurdo, Lello Giulivo, Antonella D’agostino.


Roberto Natullo: diplomato giovanissimo in flauto nel 1985 a soli 18 anni, ha continuato gli studi perfezionandosi con il M. C.Klemm e C.Tamponi e occupandosi in seguito di improvvisazione, composizione, pianoforte e percussioni.
È stato uno dei fondatori del gruppo “Colin Muset” con cui ha tenuto numerosi concerti incidendo nel ’96 un cd per la rivista Konsequenz, ha collaborato, come solista negli spettacoli di Roberto De Simone, ha collaborato a lavori discografici di Gino Vanneli, Daniele Sepe, Umberto Leonardo, Michael Brecker, Tazenda, Media Aetas, La Moresca, La Romeria, Cuba Expresso, Irish jam.


Paolino Coppeto : chitarrista e mandolinista, è molto impegnato nella diffusione della canzone classica napoletana in collaborazione con vari comuni e scuole della campania.
Ha tenuto numerosi concerti con varie formazioni in tutta italia ed ha rappresentato l’italia al festival di musica etnica di Monterey in Messico.


Pino Ruffo : cantante percussionista ha studiato con diversi maestri di canto di rilievo internazionale tra cui Antonio Romano, ed ha approfondito lo studio delle percussioni con Ivan Lacagnina, Marzuk.
Il suo cammino artistico ha avuto origine con il gruppo Terramia fondato nel 1998, da Giovanni Migliaccio, e poi proseguito in diverse formazioni di musica popolare, ha rappresentato la musica partenopea in Francia al Festival di Lione, e di recente ha realizzato un disco con brani  di sua composizione.

Il programma della serata prevede l'esecuzione dei seguenti brani:

Madonna di montevergine:  tradizionale
Madonna de la grazia: tradizionale
Tammurriata popolare: tradizionale
Vurria ca fosse ciaola: sbruffapappa- r. de simone
Lu guarracino: tradizionale
Auciello grifone: tradizionale
Tarantella vecchia e nova: g.migliaccio
Palummella: bolognese
Silenzio cantatore: lama-bovio
Palomma e notte: buongiovanni-di giacomo
Era de maggio:  costa-di giacomo
Canzone appassionata: e.a. mario
Cicerenella: tradizionale
A nuvena e natale: tradizionale- r.de simone
Canzone di razzullo: r. de simone
Rosa d’argiento (la santa allegrezza): tradizionale-r.de simone
Quanno nascette ninno: alfonso maria de liguori
Pizzica tarantata : tradizionale
A rumba d’e scugnizzi: r. viviani

Oltre alle autorità e ai soci dell'Associazione, tutta la cittadinanza è invitata a parecipare.

 

14:29 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Eventi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: natale, migliaccio, ruffo, natullo, coppeto | OKNOtizie |  Facebook

11/12/2009

Il Comitato di Coordinamento per il 2009/10

 

Comitato di Coordinamento:

dott. Paolo Raimondo (Vice Coord.)

prof. Michele Petrella (Coordinatore)

rag. Salvatore Nardelli (Tesoriere)

sig.na Raffaella Petrillo (Segretaria)

ing. Giampaolo Raimondo (Consigliere)

M.llo Enrico Raimondo (Cons.)

M.llo Pasquale Raimondo (Cons.)

 

Comitato dei Sindaci:

dott. Mattia Parente

rag. Giovanni Raimondo

sig. Giovan Battista Raimondo

13:33 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Organi dirigenti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

02/12/2009

"Il peso della farfalla"

2845894.jpgIl peso della farfalla (Feltrinelli, 2009) di Erri De Luca è un romanzo breve (o racconto lungo), che incanta e affascina fin dalle primissime pagine per la sua bellezza formale. Una bellezza che sembra il distillato raffinato di una lunga e sapiente riflessione sullo stile e sulle infinite polisemie che esso convoglia: ‘Sua madre era stata abbattuta dal cacciatore. Nelle sue narici di cucciolo si conficcò l’odore dell’uomo e della polvere da sparo. Orfano insieme alla sorella, senza un branco vicino, imparò da solo.’ (pag. 9)

Il libro con un narratore onnisciente in terza persona, racconta della storia parallela di un re-camoscio e di un cacciatore solitario: entrambi accomunati dalla consapevolezza di essere giunti al capolinea della loro esistenza. Il racconto si snoda lungo intrecciati spaccati interiori dei due protagonisti. Il camoscio aspetta il suo ultimo giorno per cedere lo scettro del branco ad uno dei maschi e il cacciatore sente che il tempo sta segnando irreversibilmente il suo corpo, le sue forze, il suo destino. Entrambi sono accompagnati da fulminanti illuminazioni ed intuizioni esistenziali, portate al lettore con semplicità ed immediatezza, con una prosa asciutta, in cui i periodi sono brevi e paratattici. In tal modo il lettore ha la percezione di ricevere una dopo l’altra verità filosofiche in pillole saporite senza uno sforzo di pensiero. Eppure le verità esposte non sono semplici, ma afferiscono ad un retroterra filosofico immenso ed arduo, magnificamente metabolizzato dall’autore. Il bello è che il lettore le coglie con disarmante semplicità: ‘C’entrava l’invidia per la superiorità della bestia, da cacciatore ammetteva la bassezza che inventa l’espediente, l’agguato da lontano. Senza certezza di inferiorità manca la spinta a mettersi all’altezza.’(pag.22)
Ne esce un quadro in cui spicca la maggiore saggezza animale, dell’equilibrio interiore e della consapevolezza di essere inseriti in un più ampio meccanismo fisiologico in cui la morte è una delle componenti e, a parere del re-camoscio, nemmeno la più drammatica: ‘Il  re dei camosci seppe improvvisamente che era quello il giorno. Le bestie stanno nel presente come vino in bottiglia, pronto a uscire. Le bestie sanno il tempo in tempo, quando serve saperlo. Pensarci prima è rovina di uomini e non prepara alla prontezza.’(pag. 53)

Il cacciatore di montagna, spinto da un’urgenza interiore è portato ad isolarsi dalla sua comunità, della quale non accetta la frenesia, il parossismo dell’azione. Egli ama il passo lento e cadenzato, ama ascoltare il suo cuore e il suo corpo: ‘A sessant’anni il suo corpo era accordato bene, compatto come un pugno’ (pag. 36) ‘In quell’autunno si accorse della stanchezza in petto e nelle gambe… I vecchi devono allungare i tempi di lavoro, mentre le giornate si accorciano insieme alle forze.’ (pag. 41)  Più dei suoi simili egli impara a misurare le forze e a relazionarsi con il tempo e sa che può chiedere al proprio corpo le prestazioni possibili. Egli non è affetto dalla volontà di potenza, né di onnipotenza, né è alla affannosa ricerca del tempo perduto per una vita infinita: egli sa che deve finire e lo accetta con serenità. Più si va avanti nella lettura e più si avverte la distanza dall’uomo del villaggio globale, dall’uomo del successo e del danaro e si sente in filigrana una solida critica alla società contemporanea. La quale indirettamente è invitata a rivedere lo stile di vita, le scelte collettive.
A me non sembra casuale che questo romanzo sia stato scritto ora e non prima. E’ opera di adesso perché ora sono maturi i tempi di una rivisitazione complessiva degli assetti economici, sociali e valoriali. C’è da risistemare una nuova scala di priorità dell’umanità, al cui vertice non potrà più esservi l’ipertrofico io ma dovrà esservi un generoso noi. Il peso della farfalla non è un’opera dal sapore arcadico, dal gusto del della nostalgia; al contrario è un’opera amara e spietata presentata con il guanto di velluto nella speranza di un ravvedimento del singolo e della comunità occidentale. Il romanzo nasce ora perché l’autore sa che a fatica l’umanità si sta lasciando alle spalle il mondo della post – modernità. E leggerlo è come lasciarsi andare nelle acque della coscienza nuova, mediante la quale molte delle lordure dell’oggi vengono eliminate ma l’essenza del genere umano emerge nel suo terribile candore: l’uomo è sempre minaccioso e imprevedibile: ‘Ripensò al peggio commesso e concluse per una volta ancora: andava fatto. Tornava nel suo peggio per tenerlo fresco, non farlo seccare…Con gli stambecchi sì, stava certo che non avrebbe più sparato a loro. Con gli uomini il peggio era possibile di nuovo.’(pag.40) Basta un nonnulla  e lui può esplodere in violenza inaudita contro il suo simile e contro la natura.

Il libro avanza, sul piano dello stile, per sottrazione e non per sovrapposizione. Il periodo è ridotto all’essenziale, senza fronzoli o perifrasi. Le costruzioni richiamano le strutture delle poesie, in cui l’autore concentra il massimo di significato  con il minimo dei vocaboli, attivando meccanismi di connotazione, evocazione e suggestione. E’ tipico della poesia, inoltre, essere illuminante in maniera coincisa, ove al lettore è lasciato lo spazio per sue riflessioni e a continuare l’azione di scavo. Non vi è pagina in cui De Luca non si lasci prendere da questo flusso poetico e collega continuamente il concreto dell’azione con l’astratto di una riflessione gnomica: ‘A casa col primo fuoco acceso riprendeva la forza e la pazienza di riportare il giorno a finitura. La sera perfeziona l’opera grezza cominciata al risveglio, a cielo ancora buio.’ (pag. 42) E’ bello questo ondeggiare tra ciò che si vede e ciò che non si vede; è bello sentirsi guidati dai tempi grammaticali del passato (imperfetto, passato prossimo, trapassato prossimo) nella narrazione dei fatti e dal presente per le asserzioni fulminanti ed epigrammatiche. Quasi sempre l’autore ama giocare con questi due tempi come a portare per mano il lettore nel tempo assoluto e lasciarlo là a riflettere. Con questo romanzo De Luca porta compimento il suo percorso stilistico cominciato con il romanzo Montediddio, scritto per la Feltrinelli nel 2003, in cui si manifestano gli stilemi venuti a maturazione ne ‘Il peso della farfalla’.

L’uomo è in lotta contro il tempo perché ne teme lo scorrere e lo vorrebbe fermare: ‘Il presente è la sola conoscenza che serve. L’uomo non ci sa stare nel presente’. (pag.57) Il cacciatore ha conquistato una sua saggezza di fondo, una saggezza da vegliardo biblico, ma non può fare a meno di uccidere , di uccidere animali nonostante che questi gli diano continue lezioni di umanità: (Il re cacciatore) aspettò lì fermo impettito la palla da undici grammi che gli passò dall’alto in basso il cuore… Qui l’uomo vide una cosa che non era mai stata vista. Il branco non si disperse in fuga… Le femmine prima, poi i maschi, poi i nati in primavera salirono verrso di lui, incontro al re abbattuto (pag. 56) ‘L’uomo abbassò il fucile. La bestia lo aveva risparmiato, lui no…Disprezzò l’istinto che gli aveva allineato il tiro’. (pag. 57)

Il romanzo è un inno alla natura, al mondo in cui l’uomo per il momento è a disagio, non si sente al posto giusto; è come se egli avvertisse un senso di autoesclusione e autodistruzione: non c’è posto nel mondo per il genere umano. Questa è la sentenza amara che il lettore è indotto a formulare istintivamente. Intuizione, questa, consolidata dal brevissimo racconto finale Visita ad un albero, in cui il protagonista è un cirmolo, parente dell’abete. E l’albero si sente a casa sua nel mondo degli elementi e della natura, lui che, pur essendo minacciato dal fulmine, è ottimista, e fiducioso perché sa rigenerarsi e rinascere: ‘Il cirmolo è capace di biforcarsi in due rami principali…Il fulmine è suo padre secondario…Terra è sua madre in cui si attacca a polipo di scogli'. (pag. 64)’ E’ l’abbraccio di cielo e terra, si toccano le estremità opposte. E’ un abbraccio nuziale. Chi si trova chiede scusa di essersi intrufolato nell’intimità’ (pag. 69) E l’uomo oggi, sradicatosi dal mondo è a un passo dall’autodistruzione. Continuerà a separarsi, a divorziare dal mondo? Chissà! Chi ha fede, crede in una sua resipiscenza; chi no, dispera.

Prof. Giuseppe Rotoli


deluca.jpgErri De Luca (Napoli, 20 maggio 1950) è uno scrittore e traduttore italiano.

Giovanissimo, a diciotto anni nel 1968 raggiunge Roma, dove entra nel movimento politico Lotta Continua, divenendone uno dei dirigenti attivi durante gli anni settanta. In seguito svolge numerosi mestieri in Italia e all'estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore.

Durante la guerra in ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni. Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui l'ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico. Pubblica il primo libro nel 1989, a quasi quarant'anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli. Regolarmente tradotto in lingua francese, tra il 1994 e il 2002 riceve il premio {France Culture} per Aceto, arcobaleno, il Premio {Laure Bataillon} per Tre Cavalli e il {Femina Etranger} per Montedidio. È del 1999 il libro Tu, mio. Collabora a diversi giornali (La Repubblica, Il Corriere Della Sera, Il Manifesto, L'Avvenire, Gli Altri) e oltre i suoi articoli d'opinione, scrive anche sulla montagna.

22:38 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Recensioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: de luca erri, rotoli giuseppe | OKNOtizie |  Facebook

23/11/2009

"Ho pianto. Come piange la tomba di Miles"

102.jpg

E’ uscita di recente una raccolta di racconti, quattrordici per la precisione, di Gianni Bergamaschi, che i nostri lettori conoscono per aver collaborato con la rivista Il Mulo. Alcuni testi pubblicati nella rivista compaiono nel libro dato alle stampe da GAM con il titolo del primo racconto, La Tromba di Miles

Ogni racconto  è ispirato a un brano musicale, riportato sotto il titolo, e, come ci avverte l’autore, il testo andrebbe letto con il sottofondo del pezzo, perché se è vero che ognuno sente e percepisce in maniera personale  sensazioni ed emozioni, tuttavia i racconti sono così intimamente legati ai brani dai quali sono stati ispirati che sarebbe bello, utile e suggestivo spingere l’uscio e guardare al di là della parola per cercare una sintonia non impossibile con i sentimenti dell’autore, la malinconia, lo struggimento ma anche la dolcezza e l’amore.

Del resto Bergamaschi, che cura molteplici interessi, dalla narrazione alla ricerca musicologica, dalla didattica della storia alla semiologia, dalla pratica concertistica alla poesia, è anche un fine chitarrista jazz. Il suo gusto musicale e la sua narrazione costituiscono, perciò, un tutt’uno nel suo percorso artistico ed esistenziale, attingono alla medesima fonte, hanno lo stesso struggente svolgimento che ammalia l’ascoltatore e il lettore, attirandolo in una rete di incantesimi da cui non riesce a liberarsi.

Qua e là sono disseminati dei versi  come ciottoli sui sentieri delle storie, che lungi dall’essere degli indebiti inserimenti avulsi dal contesto, rappresentano la naturale apoteosi della narrazione, la chiusura del cerchio. Musica di sottofondo, storie, poesia, piani dai confini indefiniti che si intersecano, si confondono, si compenetrano.

Sull’onda di alcune suggestive composizioni musicali, per lo più tratte dal prestigioso repertorio jazzistico, meravigliosamente riaffiorano dai più nascosti recessi del cuore storie e volti che si credevano definitivamente sopiti.

Tornano così a rivivere, talora con toccante malinconia talaltra su tonalità teneramente romantiche o piacevolmente calde e avvolgenti, persone, emozioni, paesaggi, oggetti e drammi custodi ciascuno di un proprio inconfondibile messaggio: per lo più affettivo, benché mai ne risulti esclusa una buona dose di riflessione discreta su un passato che con tutta evidenza ancora proietta la propria orma nel vivo presente, illuminandolo e spesso conferendogli il gusto pieno del mito.  

Ogni cosa, dalla più comune e apparentemente insignificante alla oltremodo vistosa e sfrontatamente invadente, viene dal narratore indagata lungo gli imprevedibili percorsi di una ricerca interiore che non di rado sconfina, sia pur impercettibilmente, in un’interpretazione mistica ovvero magica dell’universo
”. (dalla quarta di copertina).

Infine ancora qualche nota sull’autore

G. B. è nato a San Benedetto del Tronto il 18 giugno 1954, vive a Castrezzato (BS), dove insegna Italiano, storia e geografia presso la locale scuola secondaria di I grado.
Come chitarrista jazz, ha collaborato con numerosi musicisti dell’area bergamasco-bresciana, pubblicando tra l’altro due propri CD, “Sunny”  e “Spleen”  (cfr. Fly Fingers Duo) .
Ha pubblicato diversi saggi di argomento musicale ( http://www.adgpa.it/didattica.htm )
Ha infine indagato, nel contesto delle stimolanti performance live di alcuni fotografi italiani, le possibilità sinergiche musica/fotografia. Alcune riviste musicali hanno positivamente valutato la sua produzione.


Gianni Bergamaschi, {La tromba di Miles e altre storie in punta di jazz}, GAM Editore, pag. 189, euro 10,00



{frates}

23:32 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bergamaschi | OKNOtizie |  Facebook

20/11/2009

I cristiani oggi tra convenzioni e convinzioni

IMG_5250b.JPGGrazzanise - "Quella del XXI secolo sarà una società tollerante, con principi etici e religiosi oppure non sarà. Nel cambiamento generale che stiamo vivendo la religione e la fede saranno l'unica certezza. Anche la cultura atea e laica va riscoprendo il valore della fede". Su questi concetti si è articolato l'intervento introduttivo del prof. Giuseppe Rotoli, poeta e critico letterario, nell'odierno incontro sul tema "I cristiani oggi tra convinzioni e convenzioni", organizzato dall'Associazione Tre Grazie.

Di fronte a una sala insolitamente gremita di attenti ascoltatori si sono sviluppati i previsti interventi. Dopo una puntuale e problematica presentazione del tema da parte del Coordinatore della Tre Grazie, il prof. Michele Petrella, ha preso la parola, come si diceva, il prof. Rotoli, grande estimatore  dell'ospite d'onore della serata, il vescovo di Teano, S. E. Mons. Arturo Aiello, "il cui carisma", secondo la definizione del letterato pignatarese, "è un grimaldello che scardina le convinzioni e i pregiudizi".

E veramente Mons. Aiello ha mostrato una efficacissima capacità oratoria e didascalica nell'esporre il proprio ragionamento. Dopo aver riconosciuto che oggi si corre il rischio di vivere una ritualità liturgica e civile (come aveva richiamato nel suo intervento il prof. Petrella) senza anima, ha ricordato che questo pericolo era già presente all'inizio della predicazione di Gesù.

L'illustre presule si è servito della metafora della coppia per procedere nell'analisi della dicotomia convinzione-convenzione. "Lo stupore fa parte dell'amore come della fede", ha detto. "La fede è un incontro. Quelli che non vivono nello stupore della fede vivono una fede fredda. La coppia va in crisi quando non sente più il bisogno di dirsi amore. Allo stesso modo, se celebriamo l'Eucaristia senza dire-raccontare la fede stiamo morendo come Chiesa".
Ma anche vivere la fede in modo non problematico comporta lo scadere nella convenzione. "Fare delle domande alla fede e alla Chiesa non è un male. Quando non chiedo più nulla la fede è morta. Essa è un abito che cresce con me, quando non succede viviamo nelle convenzioni".

E ancora: "Il Cristianesimo e la Cristianità sono due cose diverse. Il Cristianesimo è Gesù che continua la sua missione attraverso la Chiesa. La Cristianità è una forma storica che ha avuto la presunzione di colorare di Cristianesimo tutte le istituzioni".
"La Cristianità"- ha continuato - "è nata dopo l'editto di Milano del 313, con un impero romano in decadenza che aveva bisogno di nuove energie. L'impero ha trovato nella Chiesa un gettito di idealità che esso non aveva più. In quel momento comincia la convenzione e non è un caso che quasi contemporaneamente si afferma in alcuni settori della Chiesa una rivoluzione silenziosa, il monachesimo. Prima ogni cristiano assumeva una posizione radicale per il fatto stesso che rischiava la vita. Ancora oggi in tante parti abbracciare la fede cristiana significa non essere nella convenzione ma nella convinzione".

Ma la lectio del Vescovo Aiello è stata problematica e non ha trascurato il paradosso, come quando si è chiesto: "Ma le convenzioni le dobbiamo abolire tutte? Senza le convenzioni come si trasmette la fede? Può esistere un cristianesimo completamente spirituale? Un simile Cristianesimo è contraddizione della fede". "Vuoi vedere - ha insistito- che Dio si è incarnato e noi diventiamo spirituali e finiamo col non incontrarci mai? La nostra vita è piena di convenzioni. Avrei - ha aggiunto - qualche preoccupazione se i seguaci di Cristo fossero tutti spirituali".

Avviandosi a concludere, Mons. Aiello ha affermato: "E' necessario che il Cristianesimo crei delle convenzioni nuove, nuovi linguaggi, nuovi modi di trasmettere il messaggio cristiano. Oggi si richiede una nuova creatività nelle convenzioni. La convenzione è richiesta dalla convinzione. Se tagliamo tutte le convenzioni non sapremo dire più niente".

Infine un accenno a due temi dell'attualità politica, la questione delle radici cristiane nella Costituzione europea e la sentenza sull'esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici. Sul primo tema il Vescovo ha affermato che è stato un errore non aver inserito questo riconoscimento nella Carta perché l'Europa è immersa nel Cristianesimo, e sul secondo tema ha affermato che non è la Chiesa che ci perde ma la nostra civiltà, sottolineando che anche da parte di personalità laiche sono stati espressi dubbi sull'opportunità della decisione. In ogni caso ha espresso un no secco alle guerre di religione.

frates

09:23 Scritto da: ezzel (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: religione, fede, rotoli, aiello, petrella | OKNOtizie |  Facebook

13/11/2009

Il cristiano oggi tra convinzione e convenzioni

L'Associazione Culturale Tre Grazie è lieta di invitare la S. V. all'incontro "IL CRISTIANO OGGI TRA CONVINZIONE E CONVENZIONI".

le coordinate culturali e religiose saranno introdotte dal prof. Giuseppe Rotoli e approfondite da S. E. Arturo Aiello, Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi

La manifestazione avrà luogo il giorno 19 novembre alle ore 18 nell'Aula Magna della Scuola Media Statale "F. Gravante" di Grazzanise

21:59 Scritto da: ezzel (Webmaster) in Eventi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: aiello arturo, rotoli giuseppe | OKNOtizie |  Facebook