larsson,bergamaschi,libriBjörn Larsson: I POETI MORTI NON SCRIVONO GIALLI ((Una specie di giallo)
Traduzione di Katia De Marco
360 pagine; 17 euro
Iperborea

Nato a Jönköping nel 1953, Björn Larsson è filologo, traduttore, critico, docente di francese presso l’Università di Lund, persona semplice e gradevolissima, cortese e disponibile, oltre che intrepido navigatore. A bordo di un Rustler ha steso gran parte de La vera storia del pirata Long John Silver. Nei successivi, fortunati suoi romanzi e saggi, Il Cerchio Celtico, Il porto dei sogni incrociati, L’occhio del male, La saggezza del mare, Il segreto di Inga, Bisogno di libertà e Otto personaggi in cerca (con autore), a partire dal ’98 tutti tradotti in italiano da Iperborea, egli dimostra di saper miscelare con straordinaria abilità thriller, evocazione di antichi miti, passione, chiaroveggenza, spirito d’avventura, sentimento, finezza di linguista, spessore di filosofo, gusto per la storia e consapevolezza delle più scottanti problematiche del nostro tempo.
Il tutto stagliato su un fondale d’esuberante amore per la libertà, a garanzia d’ineguagliabili aromi.

Non di rado si ha l’impressione che, a mo’ di celtico druido, Björn voglia concretamente “iniziarci” – attraverso la “porta stretta”, ma impagabile, dell’intimo colloquio personale – ai segreti della propria “fucina”.
Le questioni che di volta in volta senza fronzoli egli pone, e talora risolve (talaltra lascia fecondamente aperte), sono in effetti di natura solida ed empirica, antimetafisica, sgombre da intralci o carabattole intellettualistiche, e zoomano direttamente (senza la ritardante mediazione di farraginose “teorie”) sul mestiere dello scrittore e, da lì, sulla vita.

L’ultimo suo romanzo, I poeti morti non scrivono gialli, non delude chi da anni sa riconoscere in Larsson una lucida e incorruttibile stella fissa nel contesto d’un firmamento letterario via via più opaco e melmoso. Anzi, è esattamente questo specifico universo “professionale”, in penosa decadenza, ad alimentare l’articolato dibattersi della storia.

Con cadenza dolce ed elegante, ovvero saggiamente intervallata da concise ma appassionanti argomentazioni metaletterarie sulla poesia, in quanto pratica creativa e fine godimento fruitivo, Larsson, ci conduce, attraverso una sciolta spirale di piacevolissime digressioni, al fattaccio che, prima ancora della cinquantesima pagina, ci folgora e spiazza, giocando la sorte di uno fra i suoi personaggi più riusciti, quelli in cui l’autore ama forse “riflettersi”: Jan Y. Nillson, potenziale ed effimero protagonista di una storia che proprio sul più bello lo trascenderà, ma di cui ci eravamo già innamorati senza condizioni e con sicuro intuito, in virtù delle particolari doti intellettuali e morali al suo riguardo riferite – non di rado tali da indurci a tenerezza -, ovvero grazie agli umanissimi difetti in fin dei conti destinati a rendercelo intimo: amico.

In una malinconica sera di febbraio, l’editore Karl Petersén raggiunge il porto di Helsingborg. Ha con sé una ventiquattrore in cui attendono impazienti una bottiglia d’ottimo champagne e un appetitoso contratto per il noto quanto spiantato poeta Jan Y. Nilsson, lirico “puro” amante della Verità, a cui Karl ha chiesto di scrivere nientemeno che un giallo a dir poco esplosivo, sicuro bestseller già venduto a otto prestigiosi editori europei.
Il “poeta” accetterà di firmare quel documento? Si piegherà alle basse leggi di un mercato che ha sempre snobbato, lui, rigorosamente teso verso una poesia alta ed essenziale? Vorrà risollevare quel particolare genere narrativo dalla mediocrità in cui è caduto?

La risposta irrompe inattesa quanto definitiva: Petersén trova Jan Y. impiccato a bordo del peschereccio in cui viveva.

Il commissario Barck, “poliziotto-poeta” in cerca di editore, in un primo momento sembra non aver dubbi: i poeti di norma si uccidono, non vengono uccisi.
Ma i conti non tornano: troppi dettagli sulla scena del crimine smentiscono categoricamente una tale evidenza. In più, i motivi per far fuori Jan Y. non mancano, a cominciare dal lauto compenso che egli avrebbe presto incassato dalla pubblicazione del romanzo e dal materiale scottante sull’alta finanza che quelle robuste pagine, sostenute da prove scientifiche e schiaccianti, erano pronte a denunciare.
Le indagini del commissario coinvolgono dapprima alcuni indiziati “senza alibi né movente”, poi Tina Sandell, da parecchi anni musa e forse amante di Nilsson, infine il suo intimo amico, nonché noto giallista, Anders Bergsten, a cui Petersén sta per affidare l’incarico di terminare il manoscritto incompiuto.

Qualcuno, però, ha deciso che quel romanzo non deve uscire…

Nell’età dell’oro dei thriller, Björn Larsson scrive “una specie di giallo” – che è un gioco letterario di raffinata ironia e autoironia -, per indagare l´essenza stessa della scrittura e della vocazione artistica.
Nella sferzante satira di un mondo editoriale istericamente alla ricerca dell’ennesimo successo di cassetta, soltanto un “poliziotto-poeta” appare in grado di scoprire le associazioni nascoste, per rivelare l´inatteso e afferrare le verità che si celano oltre le apparenze.

Gianni Bergamaschi