Nella serata di oggi 29 Dicembre 2009 ha avuto luogo, nell’Aula Consiliare del Municipio, il XVIII Concerto di Natale organizzato dall’Associazione Culturale Tre Grazie con il supporto dell’Amministrazione Comunale. IMG_5398b2.JPG

Si è esibito, nell’esecuzione di motivi della tradizione popolare napoletana, il gruppo {Terramia}, composto da Giovanni Migliaccio (voce e chitarra), Pino Ruffo (voce e percussioni), Roberto Natullo (flauti) e Paolino Coppeto (mandolino).

Il gruppo, formatosi nel 1998 per la realizzazione di musiche tradizionali del Sud Italia, ha partecipato a vari festival di musica etnica e da alcuni anni avverte l’esigenza di ricercare nuovi suoni e nuove correnti musicali che fuse alla cultura partenopea contribuiscono a creare una miscela di passioni.

IMG_5390b2.JPGLa manifestazione è stata preceduta da una introduzione del Coordinatore della Tre Grazie, prof. Michele Petrella, che ha fatto un breve escursus delle attività svolte e ha rivolto gli auguri di rito alla cittadinanza, e dal saluto del Sindaco di Grazzanise, dott.Enrico Parente.

Dopo aver spiegato i motivi per i quali quest’anno il concerto si è tenuto nella nuova sede del Comune, il  prof. Petrella ha ringraziato il Sindaco dott. Enrico Parente e l’amministrazione comunale per aver messo a disposizione la struttura e la ditta Salvatore Parente per l’allestimento floreale. Ha poi continuato: “Un grazie sentito a tutti i relatori che con la loro partecipazione hanno reso possibile le nostre attività:

al prof. Alfredo Troiano, esperto conoscitore della poesia dantesca, che l’anno scorso ha commentato per noi il canto VI del Purgatorio e quest’anno il canto XXVI dell’Inferno;

– al prof. Giuseppe Rotoli, diventato un punto di riferimento dei nostri incontri culturali: quest’anno ha tenuto un incontro letterario, introdotto dal socio Giacinto Petrella, sul tema: “La poesia nella società liquida di oggi”; ha inoltre, il professore Rotoli, introdotto l’incontro con il vescovo di Teano, mons. Arturo Aiello, sul tema “I cristiani oggi tra convinzione e convenzioni”;

– al dott. Raffaele Scirocco che ha avuto un importante incontro/dibattito con gli alunni di scuola media e dell’ITIS “G. Falco” sulla grave piaga della diffusione dell’alcolismo giovanile. Qualche anno fa aveva affrontato, su nostro invito, il problema della tossicodipendenza;

– al prof. Francesco Maria Giuliano, preside dell’Istituto Tecnico Industriale “G. Falco” e al giudice Giovanni D’Onofrio che si scusa per non essere presente stasera, ma ha avuto ieri un lutto in famiglia; il preside Giuliano e il giudice D’Onofrio hanno tenuto insieme l’incontro su “Cultura e Legalità”, il giudice D’Onofrio due anni fa aveva già partecipato a un altro nostro incontro sull’uso smodato e non sempre corretto degli autovelox, molti dei quali poi sono risultati illegali.

IMG_5393b2.JPGTutti i relatori meritano il nostro grazie sincero perché, oltre agli arricchimenti che ci hanno dato, sono venuti gratuitamente, senza neanche un euro per rimborso spese.

Grazie, grazie di cuore per la loro disponibilità.

A queste si aggiunge l’attività della filodrammatica dell’Associazione, che si è esibita quest’anno, oltre a Grazzanise, a Villa di Briano, nella sala teatro del 9° Stormo “F. Baracca” e a Mondragone.

Durante alcune rappresentazioni, insieme all’associazione “Cuore” di Mondragone, sono stati raccolti fondi che sono serviti per l’acquisto di una macchina per lo scongelamento delle cellule staminali, macchina che è stata donata all’ospedale Pascale di Napoli nel mese di giugno. Ringrazio il presidente, il dottor Saverio Zito per avermi voluto invitare a partecipare, quale coordinatore della TRE GRAZIE, alla consegna della macchina agli amministratori del Pascale. È stato per me un momento molto emozionante.

L’Associazione Cuore chiede stasera ancora la nostra disponibilità. Hanno bisogno di raccogliere fondi

 

Proseguono i preparativi per il Concerto di Natale di Martedì 29 Dicembre 2009 (ore 19,30), tradizionale incontro musicale organizzato dall’Associazione Tre Grazie fin dalla sua costituzione. Quest’anno, in occasione della XVIII edizione, l’evento si terrà per la prima volta nell’aula consiliare del Comune di Grazzanise, recentemente inaugurata.

Ed è la prima volta a Grazzanise anche per il Gruppo Popolare Terramia, gruppo di musica etnica formatosi nel 1998 dall’incontro di Giovanni Migliaccio con Gianni Urso suo grande collaboratore, e componente attivo fino al 2002.
Nel ’99 il gruppo realizza il suo primo lavoro discografico, con la realizzazione di musiche tradizionali del sud Italia, in cui traspare una forte passione e amore per le proprie radici culturali, nel 2000-2001 il gruppo partecipa a vari  festival di musica etnica, avendo anche riconoscimenti positivi dalla critica.
Nel 2002 il gruppo subisce una evoluzione dal punto di vista artistico, infatti nasce l’esigenza di ricercare nuovi suoni e nuove correnti musicali che fuse alla cultura partenopea contribuiscono a far di Terramia una miscela di passioni in cui si raccolgono frammenti di mondo che confluiscono in una sola parola : “Musica”,  …. linguaggio che unisce  tutti i popoli.
Attualmente il gruppo è formato da questo quartetto base, con spesso la collaborazione di musicisti esterni e ballerini nelle occasioni in cui è richiesto:
Giovanni Migliaccio: voce e chitarra
Pino Ruffo: voce e percussioni
Roberto Natullo: flauti
Paolino Coppeto: mandolino

Giovanni Migliaccio : autore e compositore, si occupa  in particolar modo di musica etnica, prestando interesse a tutte le forme folkloristiche internazionali dal flamenco, musica celtica, danze sud americane e lavora in varie compagnie teatrali, dove approfondisce la ricerca della tradizione del canto popolare.
Si è diplomato in chitarra classica al conservatorio di musica S.Pietro A Majella di Napoli,e come chitarrista cantante, ha tenuto concerti con il gruppo musicale “La Moresca” in Francia, Spagna, Croazia, Belgio,Malta, e diverse città italiane con all’attivo 4 dischi realizzati.
Inoltre ha collaborato in diversi eventi, con artisti di grande rilievo, tra cui Giovanni Mauriello, Peppe Barra, Marcello Colasurdo, Lello Giulivo, Antonella D’agostino.

Roberto Natullo: diplomato giovanissimo in flauto nel 1985 a soli 18 anni, ha continuato gli studi perfezionandosi con il M. C.Klemm e C.Tamponi e occupandosi in seguito di improvvisazione, composizione, pianoforte e percussioni.
È stato uno dei fondatori del gruppo “Colin Muset” con cui ha tenuto numerosi concerti incidendo nel ’96 un cd per la rivista Konsequenz, ha collaborato, come solista negli spettacoli di Roberto De Simone, ha collaborato a lavori discografici di Gino Vanneli, Daniele Sepe, Umberto Leonardo, Michael Brecker, Tazenda, Media Aetas, La Moresca, La Romeria, Cuba Expresso, Irish jam.

Paolino Coppeto : chitarrista e mandolinista, è molto impegnato nella diffusione della canzone classica napoletana in collaborazione con vari comuni e scuole della campania.
Ha tenuto numerosi concerti con varie formazioni in tutta italia ed ha rappresentato l’italia al festival di musica etnica di Monterey in Messico.

Pino Ruffo : cantante percussionista ha studiato con diversi maestri di canto di rilievo internazionale tra cui Antonio Romano, ed ha approfondito lo studio delle percussioni con Ivan Lacagnina, Marzuk.
Il suo cammino artistico ha avuto origine con il gruppo Terramia fondato nel 1998, da Giovanni Migliaccio, e poi proseguito in diverse formazioni di musica popolare, ha rappresentato la musica partenopea in Francia al Festival di Lione, e di recente ha realizzato un disco con brani  di sua composizione.

Il programma della serata prevede l’esecuzione dei seguenti brani:

Madonna di montevergine:  tradizionale
Madonna de la grazia: tradizionale
Tammurriata popolare: tradizionale
Vurria ca fosse ciaola: sbruffapappa- r. de simone
Lu guarracino: tradizionale
Auciello grifone: tradizionale
Tarantella vecchia e nova: g.migliaccio
Palummella: bolognese
Silenzio cantatore: lama-bovio
Palomma e notte: buongiovanni-di giacomo
Era de maggio:  costa-di giacomo
Canzone appassionata: e.a. mario
Cicerenella: tradizionale
A nuvena e natale: tradizionale- r.de simone
Canzone di razzullo: r. de simone
Rosa d’argiento (la santa allegrezza): tradizionale-r.de simone
Quanno nascette ninno: alfonso maria de liguori
Pizzica tarantata : tradizionale
A rumba d’e scugnizzi: r. viviani

Oltre alle autorità e ai soci dell’Associazione, tutta la cittadinanza è invitata a parecipare.

 

 

Comitato di Coordinamento:

dott. Paolo Raimondo (Vice Coord.)

prof. Michele Petrella (Coordinatore)

rag. Salvatore Nardelli (Tesoriere)

sig.na Raffaella Petrillo (Segretaria)

ing. Giampaolo Raimondo (Consigliere)

M.llo Enrico Raimondo (Cons.)

M.llo Pasquale Raimondo (Cons.)

 

Comitato dei Sindaci:

dott. Mattia Parente

rag. Giovanni Raimondo

sig. Giovan Battista Raimondo

2845894.jpgIl peso della farfalla (Feltrinelli, 2009) di Erri De Luca è un romanzo breve (o racconto lungo), che incanta e affascina fin dalle primissime pagine per la sua bellezza formale. Una bellezza che sembra il distillato raffinato di una lunga e sapiente riflessione sullo stile e sulle infinite polisemie che esso convoglia: ‘Sua madre era stata abbattuta dal cacciatore. Nelle sue narici di cucciolo si conficcò l’odore dell’uomo e della polvere da sparo. Orfano insieme alla sorella, senza un branco vicino, imparò da solo.’ (pag. 9)

Il libro con un narratore onnisciente in terza persona, racconta della storia parallela di un re-camoscio e di un cacciatore solitario: entrambi accomunati dalla consapevolezza di essere giunti al capolinea della loro esistenza. Il racconto si snoda lungo intrecciati spaccati interiori dei due protagonisti. Il camoscio aspetta il suo ultimo giorno per cedere lo scettro del branco ad uno dei maschi e il cacciatore sente che il tempo sta segnando irreversibilmente il suo corpo, le sue forze, il suo destino. Entrambi sono accompagnati da fulminanti illuminazioni ed intuizioni esistenziali, portate al lettore con semplicità ed immediatezza, con una prosa asciutta, in cui i periodi sono brevi e paratattici. In tal modo il lettore ha la percezione di ricevere una dopo l’altra verità filosofiche in pillole saporite senza uno sforzo di pensiero. Eppure le verità esposte non sono semplici, ma afferiscono ad un retroterra filosofico immenso ed arduo, magnificamente metabolizzato dall’autore. Il bello è che il lettore le coglie con disarmante semplicità: ‘C’entrava l’invidia per la superiorità della bestia, da cacciatore ammetteva la bassezza che inventa l’espediente, l’agguato da lontano. Senza certezza di inferiorità manca la spinta a mettersi all’altezza.’(pag.22)
Ne esce un quadro in cui spicca la maggiore saggezza animale, dell’equilibrio interiore e della consapevolezza di essere inseriti in un più ampio meccanismo fisiologico in cui la morte è una delle componenti e, a parere del re-camoscio, nemmeno la più drammatica: ‘Il  re dei camosci seppe improvvisamente che era quello il giorno. Le bestie stanno nel presente come vino in bottiglia, pronto a uscire. Le bestie sanno il tempo in tempo, quando serve saperlo. Pensarci prima è rovina di uomini e non prepara alla prontezza.’(pag. 53)

Il cacciatore di montagna, spinto da un’urgenza interiore è portato ad isolarsi dalla sua comunità, della quale non accetta la frenesia, il parossismo dell’azione. Egli ama il passo lento e cadenzato, ama ascoltare il suo cuore e il suo corpo: ‘A sessant’anni il suo corpo era accordato bene, compatto come un pugno’ (pag. 36) ‘In quell’autunno si accorse della stanchezza in petto e nelle gambe… I vecchi devono allungare i tempi di lavoro, mentre le giornate si accorciano insieme alle forze.’ (pag. 41)  Più dei suoi simili egli impara a misurare le forze e a relazionarsi con il tempo e sa che può chiedere al proprio corpo le prestazioni possibili. Egli non è affetto dalla volontà di potenza, né di onnipotenza, né è alla affannosa ricerca del tempo perduto per una vita infinita: egli sa che deve finire e lo accetta con serenità. Più si va avanti nella lettura e più si avverte la distanza dall’uomo del villaggio globale, dall’uomo del successo e del danaro e si sente in filigrana una solida critica alla società contemporanea. La quale indirettamente è invitata a rivedere lo stile di vita, le scelte collettive.
A me non sembra casuale che questo romanzo sia stato scritto ora e non prima. E’ opera di adesso perché ora sono maturi i tempi di una rivisitazione complessiva degli assetti economici, sociali e valoriali. C’è da risistemare una nuova scala di priorità dell’umanità, al cui vertice non potrà più esservi l’ipertrofico io ma dovrà esservi un generoso noi. Il peso della farfalla non è un’opera dal sapore arcadico, dal gusto del della nostalgia; al contrario è un’opera amara e spietata presentata con il guanto di velluto nella speranza di un ravvedimento del singolo e della comunità occidentale. Il romanzo nasce ora perché l’autore sa che a fatica l’umanità si sta lasciando alle spalle il mondo della post – modernità. E leggerlo è come lasciarsi andare nelle acque della coscienza nuova, mediante la quale molte delle lordure dell’oggi vengono eliminate ma l’essenza del genere umano emerge nel suo terribile candore: l’uomo è sempre minaccioso e imprevedibile: ‘Ripensò al peggio commesso e concluse per una volta ancora: andava fatto. Tornava nel suo peggio per tenerlo fresco, non farlo seccare…Con gli stambecchi sì, stava certo che non avrebbe più sparato a loro. Con gli uomini il peggio era possibile di nuovo.’(pag.40) Basta un nonnulla  e lui può esplodere in violenza inaudita contro il suo simile e contro la natura.

Il libro avanza, sul piano dello stile, per sottrazione e non per sovrapposizione. Il periodo è ridotto all’essenziale, senza fronzoli o perifrasi. Le costruzioni richiamano le strutture delle poesie, in cui l’autore concentra il massimo di significato  con il minimo dei vocaboli, attivando meccanismi di connotazione, evocazione e suggestione. E’ tipico della poesia, inoltre, essere illuminante in maniera coincisa, ove al lettore è lasciato lo spazio per sue riflessioni e a continuare l’azione di scavo. Non vi è pagina in cui De Luca non si lasci prendere da questo flusso poetico e collega continuamente il concreto dell’azione con l’astratto di una riflessione gnomica: ‘A casa col primo fuoco acceso riprendeva la forza e la pazienza di riportare il giorno a finitura. La sera perfeziona l’opera grezza cominciata al risveglio, a cielo ancora buio.’ (pag. 42) E’ bello questo ondeggiare tra ciò che si vede e ciò che non si vede; è bello sentirsi guidati dai tempi grammaticali del passato (imperfetto, passato prossimo, trapassato prossimo) nella narrazione dei fatti e dal presente per le asserzioni fulminanti ed epigrammatiche. Quasi sempre l’autore ama giocare con questi due tempi come a portare per mano il lettore nel tempo assoluto e lasciarlo là a riflettere. Con questo romanzo De Luca porta compimento il suo percorso stilistico cominciato con il romanzo Montediddio, scritto per la Feltrinelli nel 2003, in cui si manifestano gli stilemi venuti a maturazione ne ‘Il peso della farfalla’.

L’uomo è in lotta contro il tempo perché ne teme lo scorrere e lo vorrebbe fermare: ‘Il presente è la sola conoscenza che serve. L’uomo non ci sa stare nel presente’. (pag.57) Il cacciatore ha conquistato una sua saggezza di fondo, una saggezza da vegliardo biblico, ma non può fare a meno di uccidere , di uccidere animali nonostante che questi gli diano continue lezioni di umanità: (Il re cacciatore) aspettò lì fermo impettito la palla da undici grammi che gli passò dall’alto in basso il cuore… Qui l’uomo vide una cosa che non era mai stata vista. Il branco non si disperse in fuga… Le femmine prima, poi i maschi, poi i nati in primavera salirono verrso di lui, incontro al re abbattuto (pag. 56) ‘L’uomo abbassò il fucile. La bestia lo aveva risparmiato, lui no…Disprezzò l’istinto che gli aveva allineato il tiro’. (pag. 57)

Il romanzo è un inno alla natura, al mondo in cui l’uomo per il momento è a disagio, non si sente al posto giusto; è come se egli avvertisse un senso di autoesclusione e autodistruzione: non c’è posto nel mondo per il genere umano. Questa è la sentenza amara che il lettore è indotto a formulare istintivamente. Intuizione, questa, consolidata dal brevissimo racconto finale Visita ad un albero, in cui il protagonista è un cirmolo, parente dell’abete. E l’albero si sente a casa sua nel mondo degli elementi e della natura, lui che, pur essendo minacciato dal fulmine, è ottimista, e fiducioso perché sa rigenerarsi e rinascere: ‘Il cirmolo è capace di biforcarsi in due rami principali…Il fulmine è suo padre secondario…Terra è sua madre in cui si attacca a polipo di scogli’. (pag. 64)’ E’ l’abbraccio di cielo e terra, si toccano le estremità opposte. E’ un abbraccio nuziale. Chi si trova chiede scusa di essersi intrufolato nell’intimità’ (pag. 69) E l’uomo oggi, sradicatosi dal mondo è a un passo dall’autodistruzione. Continuerà a separarsi, a divorziare dal mondo? Chissà! Chi ha fede, crede in una sua resipiscenza; chi no, dispera.

Prof. Giuseppe Rotoli

deluca.jpgErri De Luca (Napoli, 20 maggio 1950) è uno scrittore e traduttore italiano.

Giovanissimo, a diciotto anni nel 1968 raggiunge Roma, dove entra nel movimento politico Lotta Continua, divenendone uno dei dirigenti attivi durante gli anni settanta. In seguito svolge numerosi mestieri in Italia e all’estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore.

Durante la guerra in ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni. Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui l’ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico. Pubblica il primo libro nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli. Regolarmente tradotto in lingua francese, tra il 1994 e il 2002 riceve il premio {France Culture} per Aceto, arcobaleno, il Premio {Laure Bataillon} per Tre Cavalli e il {Femina Etranger} per Montedidio. È del 1999 il libro Tu, mio. Collabora a diversi giornali (La Repubblica, Il Corriere Della Sera, Il Manifesto, L’Avvenire, Gli Altri) e oltre i suoi articoli d’opinione, scrive anche sulla montagna.