Pignataquadroc.pngro M. – Il gruppo “IMAGISTI, lettori di poesia” di Pignataro Maggiore, organizza per Sabato 24 ottobre 2009 – ore 19,30 il reading poetico:

Vegliare nelle aule della vita.
La poesia di Giuseppe Rotoli

L’evento offre l’occasione di presentare l’ultima raccolta del poeta:
La cenere in bocca (LietoColle, 2009)
Con l’autore ne parlerà Giovanni Nacca

Letture di Katia Mercone
Intermezzi con suggestioni beatlesiane

Ideazione: Giovanni Nacca
Presenze in scena: Dario, Giorgio, Ilaria, Miriam
Tecnici e collaboratori: Masino Bovenzi, Marco Scialdone, Elisabetta Rotoli

L’evento si terrà nella Sala concerti dell’Associazione “Amici della Musica”
Palazzo Vescovile – Pignataro Maggiore (Ce)

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E’ in crisi il fare il prolegalb.JPGprio mestiere, questo concetto di P. Calamandrei, citato dal giudice Giovanni D’Onofrio, può essere ripreso per rappresentare la situazione morale dei nostri giorni.

Non c’è contraddizione tra cultura e legalità, aveva opportunamente detto il prof. Michele Petrella, Coordinatore della Tre Grazie, presentando l’incontro di ieri 14 Ottobre. E veramente è stato un bell’accostamento tra il dotto intervento del dirigente scolastico, prof. Francesco M. Giuliano, e quello più concreto, legato alla vita sociale e politica della nazione, del magistrato D’Onofrio.

Due interventi a braccio e perciò appassionati. Il prof. Giuliano si è intrattenuto sul legame diacronico tra la cultura greca e quella latina soffermandosi su alcuni episodi della vita delle due civiltà legati dall’arte oratoria.<br>
Ha commentato, per la Grecia, l’autodifesa di Eufileto dopo l’uccisione di Eratostene che gli aveva insidiato la moglie e, per la civiltà romana, Cicerone e le sue orazioni contro Verre e contro Catilina. Il suo dotto excursus è stato ricco di particolari che hanno tenuto desta l’attenzione dell’uditorio.<br>

Non ha mancato, l’oratore, di ricordare che la Grecia, vinta da Roma, finì per conquistare a sua volta la “{ {città eterna} }” per mezzo delle arti e di sottolineare una differenza fondamentale tra le due civiltà. La Grecia, idealista, va alla ricerca della metafisica, cioè si pone le domande fondamentali della vita, mentre a Roma, realista, si affermano correnti filosofiche sostanzialmente pratiche, come l’epicureismo e lo stoicismo.

In conclusione, nell’uno e nell’altro caso il concetto di legalità è legato al contingente.

 

Ciò è stato subito ripreso dal giudice D’Onofrio quando ha ricordato, a proposito di Eufileto, che in Grecia era contemplata una specie di delitto d’onore. Anche il secondo oratore ha agganciato il suo intervento alle varie fasi storiche. E’ partito dall’antica Grecia, (Socrate, per il rispetto che aveva per le leggi, accettò la condanna pur essendo innocente), è approdato alla civiltà latina, con le vicende di Catilina che “{tanto male non era}” (“{la storia la scrivono i vincitori}”) mentre Cicerone, grande oratore e avvocato, aveva anche lui i propri peccatucci ed è giunto all’epoca moderna.

Il concetto di legalità cambia col tempo e con la forma di governo, ha proseguito D’Onofrio. Anche lo stato assolutista e quello autoritario hanno un proprio concetto di legalità. Quello dello stato democratico e liberale si fonda sulla Costituzione i cui principi cardine (la tutela della persona e la separazione dei poteri) sono stati trasmessi dall’Illuminismo.

Quando si cambia la Costituzione, ha aggiunto, si cambia regime e in uno stato democratico lo si fa insieme, come accadde per la Costituzione del ’48 alla cui elaborazione parteciparono tutti i partiti.
Oggi, ha proseguito il giudice, i valori costituzionali sono in crisi anche a causa di una legislazione internazionale che è “{indifferente}” al destino dell’uomo.<br>
Infine una constatazione: i nostri paesi e il nostro Meridione perdono i migliori cervelli. Ciò ha come conseguenza un depauperamento delle nostre capacità collettive e un abbassamento del livello delle classi dirigenti. Per questo D’Onofrio ha fatto appello agli “{onesti}” affinché si riapprprino della politica e dei posti di responsabilità.

Mercoledì 14 ottobre 2009, alle ore 18, presso la Scuola Media, avrà luogo un Incontro-dibattito sul tema “Cultura e Legalità“. Vi prenderanno parte in qualità di oratori il prof. Francesco M. Giuliano (Dirigente Scolastico dell’ITIS di Capua.) e il dott. Giovanni D’Onofrio (Magistrato presso il Tribunale di S. Maria CV). Introdurrà il prof. Michele Petrella, Coordinatore dell’Associazione.

Incontro letterario organizzato dalla Associazione Tre Grazie

Grazzanise – Nell’aula magna della Scuola Media ha avuto luogo, sabato 3 ottobre 2009, la prevista conferenza del prof. Giuseppe Rotoli su ”La poesia nella società liquida di oggi”, organizzata dall’Associazione Culturale Tre Grazie, guidata dal prof. Michele Petrella.

Il relatore, ormai di casa nell’ambiente culturale di Grazzanise, ha intrattenuto i presenti con una dotta, profonda conversazione su un tema per palati fini, soprattutto in questo momento storico in cui la poesia sembra l’ultima delle preoccupazioni delle persone.

Già l’espressione società liquida suonava strana ma il prof. Rotoli l’ha spiegata da par suo ricorrendo all’aiuto del sociologo britannico di origini polacche Zygmunt Baumann. “I vecchi valori (etica e morale) che erano i pilastri della società si sono liquefatti. Sono diventati talmente liquidi che ognuno vi si cala dentro secondo le proprie esigenze. Allora si verifica la corsa all’edonismo, al consumismo a cui tutti vogliono partecipare per non sentirsi esclusi, per sentirsi come gli altri”.

Di questa nuova società i cinquantenni e oltre non hanno la percezione perché sono legati alle vecchie concezioni. Al contrario i giovani, seppure in modo problematico e non sempre consapevole, sono portatori di nuove esigenze come ad esempio la religiosità.


Un altro importante studioso di problemi sociali è, per Rotoli, il sociologo francese Michel Maffesoli il quale afferma che la società attuale è caratterizzata dal privatismo, una società più istintiva, più viscerale. “Noi – dice Rotoli – siamo stati educati dalla società del padre, secondo la direzione alto-basso, le ultime generazioni, invece, sono educate secondo la legge dei fratelli, l’uno copia, emula l’altro. Si è perso il criterio dell’autorità a vantaggio del criterio del piacere”.

Naturalmente non è del tutto definito e consapevole questo nuovo mondo, è ancora un processo “magmatico”. All’interno di questo magma si pone la poesia. E qui Rotoli, che è un esperto di letteratura inglese, fa un raffronto tra la poesia anglosassone e quella italiana. La prima si muove in un mondo più concreto rispetto alla seconda. “In Italia la poesia ancorata al concreto si è fermata a Giovanni Pascoli, con l’eccezione di Mario Luzi”.

Vero è che oggi vi sono diversi poeti che hanno compreso che “non c’è futuro per chi si piange addosso anche se la poesia soffre da noi di una marcata marginalità” perché la fruizione da parte del pubblico è modesta. Un poeta affermato, secondo Rotoli, non vende più di un migliaio di copie, mentre ci sono esempi di giovanissimi poeti inglesi che vendono oltre ventimila copie.

C’è, però, secondo l’illustre oratore, “un rinascimento della poesia, grazie alla rete dove si possono leggere una miriade di poeti”. Molta poesia, in verità, è scadente, mentre il vero verso è una “ferita sul corpo del poeta”. Comunque accanto a tanti pennivendoli ci sono molti validi poeti che grazie alla rete possono entrare dappertutto.

In questo panorama si inserisce anche l’ultima raccolta del prof. Rotoli dal titolo “La cenere in bocca”. La cenere come prodotto di un incendio interiore ma anche come fertilizzante di nuova vita. Una raccolta che si incardina su tre sezioni: la Scuola (con solo “due o tre poesie positive”, precisa l’autore), le Terre, i Semi. Un libro molto sofferto, venuto dopo dieci anni di studio intenso, ma che “mi ha dato molte soddisfazioni”.

E del libro di Rotoli ha parlato il prof. Antimo Giacinto Petrella che lo ha definito un ”poema scolastico” in quanto “partendo da piccole cose e incombenze proprie del mondo della scuola tira fuori oltre a un estro nutrito di umori particolari, un animo pedagogico”. Quasi sempre il nucleo dei componimenti, ha affermato Petrella, è dato da un fatto contingente.

La via espressiva cercata dal poeta, secondo il presentatore, è originale e moderna in quanto “evita i ragionamenti finemente discorsivi per restare su un piano evocativo utilizzando un linguaggio non semplice e ricco di metafore. Si spiega così la mancanza dei titoli nella maggior parte delle liriche, una versificazione rotta, spezzettata, frammentata, versi di varia lunghezza, enjambement, sintassi stringata, punteggiatura frequente, metafore e analogie”.

Quando il poeta si cala negli affetti umani o familiari – è la conclusione – ottiene risultati più autentici, più puri. In questo tipo di liriche “cade il tono aspro e gridato e affiora l’elegia”.

E’ seguita qualche domanda dal pubblico a cui Rotoli ha replicato con la consueta efficacia: “tutti diciamo delle cose ovvie, siamo trasmettitori di banalità, tutt’al più siamo degli informatori. La scuola non è più il luogo dell’arricchimento spirituale. Ma oltre alla scuola anche la famiglia è in questa condizione. E’ grave però che ciò accada in un luogo deputato non a trasmettere l’ovvietà. Abbiamo distrutto l’uomo contemporaneo con guanti di velluto”.

Infine una esortazione: “La poesia va letta con lentezza. Se avete fretta e leggete poesia fate un torto a voi e alla poesia”.

Hanno collaborato all’incontro letterario con la lettura di alcune liriche le studentesse Laura Montesano e Maddalena Petrella.

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